Un nuovo incontro di Spinoza e Marx: un umanesimo critico per il XXI secolo?

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Fecha
10/2023
Editorial
Mimesis
Revista
Quaderni Materialisti
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ISSN
1972-3792
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Idioma
Italiano
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Resumen
'Dopo Nietzsche, Dio è morto, ma bisogna sapere se in questa vecchia Europa è morto anche l’uomo'. Questa affermazione di Malraux nel 1946 preoccupò il giovane Althusser. Una delle sfaccettature di questo dilemma – che va dalla morte di Dio alla morte dell’uomo – si dispiega più tardi nel dibattito tra esistenzialisti e strutturalisti. Ma è particolarmente interessante il modo in cui queste polemiche mutano quando interviene il nome di Spinoza. Come se il riferimento a Spinoza venisse estratto dal feurbachismo giovanile di Marx (in un’epoca in cui il nome di Spinoza era una sorta di catalizzatore che interveniva nelle grandi dispute filosofiche tedesche, come il panteismo o l’ateismo) per essere trasportato nel tempo presente, dove lo stesso nome appare di nuovo nel mezzo delle discussioni più calde. Così, uno strano spinozismo neomarxista permette di marcare una differenza sia rispetto allo strutturalismo che all’esistenzialismo, consentendo una critica radicale dell’umanesimo, che certo non pretende di negare ciò che è vero in esso: senza l’illusione della libertà non c’è prassi; senza proiezioni immaginarie, senza miti, non c’è impegno pratico né azione politica. L’umanesimo, in quanto fede nell’Uomo (che, nei suoi punti estremi, viene immaginato come causa libera e causa di se stesso) è una modalità di espressione di volontà, desideri, determinazioni, rifiuti, consustanziale a ogni passione e azione politica.
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